L'abito della festa
colori e varianti del vestito di tutti i giorni
glipaesmei
La ricca collezione di abiti conservati presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari consente di delineare alcune tipologie di abbigliamento femminile.
L’analisi di abiti antichi e realmente indossati costituisce indubbiamente un approccio privilegiato, ponendo altresì il ricercatore nella non facile condizione di dover separare ciò che riguarda l’abito come astrazione da tutto quello che riguarda la possibilità della scelta personale e di gusto individuale, che rappresenta un elemento dinamico forte anche in ambienti molto conservativi.
A cavallo tra il XIX e il XX secolo si rinviene un medesimo modello di riferimento costituito dalla individuazione della copia busto – gonna, realizzato però con due modi diversi nell’assortimento dei capi.
Nel primo caso la gonna e il corsetto sono cuciti insieme e costituiscono una unità, la veste, sottolineata dalla utilizzazione dello stesso tipo di stoffa: la gonna mostra una ricca arricciatura realizzata in modo da sottolineare le forme della figura; il corsetto è aperto verticalmente davanti e presenta una scollatura rotonda a cui sono fissate le fettucce o i nastri che reggono sulle spalle la veste, la gonna è sempre aperta davanti.
Nel secondo caso, alla gonna viene associato immancabilmente il busto rigido che modella la figura, realizzato con stecche interne di sostegno; sotto di esso viene indossato talvolta un corpetto morbido, realizzato spesso in panno dai vivaci colori.
La gonna è sempre priva di pieghe davanti con l’apertura verso il fianco destro.
Alla veste troviamo sempre associato uno stretto "rettangolo", sostenuto da una sottile fettuccia girata più volte intorno alla vita, sistemato liscio sul davanti – assimilabile ad un grembiule – che completa gli accessori fissi del costume.
Non si ha alcuna notizia di come potessero essere confezionate le camicie in epoca antica.
Dai costumi conservati al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari è possibile individuare diverse tipologie con dei tratti che si ripetono quasi immutati.
La camicia risulta sempre molto più lunga di quelle attuali, assolvendo la funzione, oggi scomparsa perché sostituita dalla biancheria intima, di protezione delle parti nascoste del corpo.
La camicia è rigorosamente bianca, la costante presenza di questo colore costituisce un problema complesso, in quanto valenza simbolica propria della inscindibile associazione tra il bianco e l’indumento copre un’area vastissima di significati.
Un dato rilevante è l’accentuata modularità dell’indumento: la parte di stoffa sotto le ascelle è un riquadro di stoffa sostituibile dopo l’usura, così come è sostituibile la parte inferiore di tela grezza.
In quest’area dell’Italia centro-meridionale è comunemente noto l’uso di coprire il capo con un rettangolo di tela bianca, diversamente ripiegato secondo i luoghi.
Gli esemplari che è stato possibile rilevare, in gran parte festivi, presentano decorazioni ricamate in bianco. Proprio i diversi modi di piegatura geometrica dei teli sono rilevanti da un punto di vista antropologico, in quanto oltre ad indicare le diversità locali, pongono in risalto la soggettività della donna esprimendone il carattere attraverso piccole, ma significative varianti individualizzate.